Conferenza stampa – Gudo, 4 giugno 2018

Il Piano di Magadino: sfide e interrogativi

Il Piano di Magadino (PdM) è spesso indicato quale esempio delle numerose contraddizioni che caratterizzano l’assetto del territorio ticinese. Da un lato, essendo la maggiore estensione pianeggiante del Cantone (4’000 ettari) e godendo di ottimi allacciamenti
con le principali vie di comunicazione ferroviarie e stradali, è un territorio nel quale tende ad insediarsi ogni tipo di attività. Dall’altro, nonostante queste pressioni, circa la metà dell’area è ancora relativamente libera da insediamenti e rappresenta una primaria risorsa per l’agricoltura, la natura e lo svago locale.

Il PdM è poi al centro del Cantone, dove funge da cerniera tra Bellinzonese, Locarnese e Sottoceneri nello sviluppo dell’uso del territorio e degli insediamenti. Esso costituisce
così, anche per le sue peculiarità, un’area di particolare valenza strategica per Città-Ticino.
Tutto ciò ha posto una serie di sfide e interrogativi sul futuro di questo prezioso spazio, sul come valorizzarlo attraverso scelte di sviluppo basate sulla qualità e sulle visioni a lungo termine.

Governo e Parlamento hanno raccolto la sfida, non senza difficoltà, elaborando strategie di sviluppo mirate ancorate nel Piano direttore cantonale. Il Parco del Piano di Magadino rappresenta un tassello importante, ma non l’unico, in questo nuovo disegno del Piano.

Indirizzi di sviluppo: la scheda di Piano direttore

Nei primi anni ’90, proprio perché conscio del grande valore del PdM ma anche della necessità di porre un freno al degrado che stava subendo, il Governo fece elaborare un concetto di sviluppo con un duplice obiettivo: conseguire un riordino dell’organizzazione territoriale unitamente a un miglioramento della qualità ambientale del comprensorio; selezionare le utilizzazioni ammissibili e auspicabili, coordinandole con gli obiettivi d’organizzazione territoriale del Piano direttore (PD) e delle pianificazioni locali. Lo studio del concetto si svolse in tre fasi: dapprima fu scelta un’opzione prioritaria per lo sviluppo del PdM, poi si sottopose a pubblica consultazione, quindi si approfondì allestendo un Piano di coordinamento territoriale e completandola con l’esame e la valutazione delle proposte pianificatorie. Fu così riconosciuta la triplice vocazione del PdM (agricoltura, natura e svago) e individuata la strategia per promuoverla (riordino e sviluppo).

Il Concetto di sviluppo del PdM è confluito nel PD sotto forma di una scheda di coordinamento, approvata dalla Confederazione il 30.9.2005 (scheda R11)1. Gli obiettivi generali della scheda sono due:
– conseguire un riordino dell’organizzazione territoriale unitamente ad un miglioramento della
qualità ambientale;
– selezionare le utilizzazioni ammissibili e auspicabili del territorio, coordinandole con gli obiettivi generali d’organizzazione territoriale sanciti dal PD stesso e dalle pianificazioni locali.

La scheda considera tutte le tematiche legate al PdM: natura, agricoltura, paesaggio, ricreazione e turismo, insediamenti (incluso il comprensorio speciale AlpTransit) e mobilità. Le prime quattro concernono strettamente il Parco del Piano di Magadino, importante elemento di organizzazione territoriale, e se ne dice dunque ampiamente nel presente documento.

Il Parco: concetti generali

Il Parco del Piano (PPdM) nasce dunque come uno degli elementi della riorganizzazione territoriale dell’intero comprensorio del PdM. L’obiettivo generale è quello di offrire uno spazio aperto, un paesaggio di qualità – destinato allo sviluppo in sinergia di agricoltura, natura e svago locale – all’interno dell’area urbana tra gli agglomerati di Locarno e Bellinzona. Il Parco è chiamato a rispondere alle esigenze di valorizzazione del territorio, ma la sua importanza non è certo limitata all’area toccata. Esso sarà infatti in costante relazione con il contesto territoriale che lo circonda al quale è, per contenuti e per funzionalità, intimamente legato.

Principi
Il Parco è uno spazio aperto, prevalentemente libero da costruzioni che costituisce una parte integrante e qualificante dell’agglomerato Bellinzona-Locarno. Lo sviluppo del Parco deve avvenire prevalentemente attraverso strumenti di promozione e di sostegno delle attività che rafforzano la qualità del paesaggio, sfruttando in particolar modo le sinergie positive tra l’agricoltura, la natura e lo svago. La creazione del Parco è un processo nel tempo, guidato da una visione ed orientato verso chiari obiettivi di sviluppo.

Visione
Il Parco è un paesaggio di qualità, a carattere prevalentemente rurale, ricco di ambienti naturali, dove agricoltura, natura e attività ricreative convivono armoniosamente conferendo un valore aggiunto a tutto il Piano di Magadino. Il Parco è in costante relazione con il territorio lo circonda.

I punti forti

  • Paesaggio pianeggiante, ricco e variato con comparti di particolare pregio, frutto di un progetto unitario ancor oggi leggibile nel territorio (bonifica).
  • Polo biologico di particolare ricchezza e tassello del corridoio di migrazione di rilevanza internazionale e agro-ecosistema con ottime potenzialità di sviluppo.
  • Pianura dai suoli molto fertili, ciò che permette di diversificare la produzione, dove l’agricoltura è la principale attività produttiva con valenza cantonale (orticoltura, campicoltura, latte, foraggio).
  • Progetto di interconnessione ecologica da parte delle aziende agricole esistente, così come gli accordi di gestione dei biotopi quali strumenti di interazione tra agricoltura-natura.
  • Presenza di numerose attività agrituristiche, ricreative (sport, natura, spazio aperto) e didattiche che fanno del Piano un luogo importante per lo svago e l’acquisto di prodotti locali in vendita diretta presso le aziende agricole.
  • Proprietà pubblica importante (44% del PPdM, 65% del reticolo ecologico, 28% della SAU).
  • 90% delle superficie agricole gestito da aziende che hanno sede nel Piano di Magadino (75% nel Parco).

I punti deboli

  • Presenza di situazioni di degrado paesaggistico e ambientale.
  • Utilizzazione non agricola di suolo agricolo in vari punti.
  • Parziale degrado dei biotopi e della loro funzionalità ecologica, con gestione parzialmente inadeguata, dal profilo naturalistico, delle fasce cuscinetto e dei canali.
  • Pochi investimenti per migliorie strutturali nel settore agricolo.
  • Dispersione delle parcelle gestite dalle aziende agricole, con costi supplementari nella produzione (tempo di spostamento).
  • Disturbo del traffico veicolare e conflitti tra mobilità agricola e altra mobilità.
  • Problemi di ordine idraulico (incisione dell’alveo e abbassamento della falda), naturalistico e di fruibilità del fiume Ticino; problemi d’ordine idraulico (capacità) e naturalistico (assetto e gestione) dei canali.
  • Difficoltà di sviluppare unità d’intenti e strategie comuni nel settore agricolo data dalla differenziazione produttiva.
  • Mancanza di infrastrutture per la ricreazione (segnaletica, posteggi, piazze picnic, fontane, gabinetti, cestini) e promozione carente.
  • Accesso al territorio prevalentemente con mezzi privati; scarso utilizzo dei mezzi pubblici.
  • Condizioni contrattuali non ideali tra agricoltori e proprietari.

Le opportunità

  • Quadro favorevole della politica agricola per un aumento delle prestazioni relative a natura e paesaggio e in favore della possibilità di attività accessorie in ambito agricolo.
  • Aumento della richiesta di prodotti locali e di qualità e possibilità di connotazione del prodotto agricolo sulla base della qualità del territorio.
  • Incremento domanda di svago di “qualità” e di nicchia.
  • Presenza di una rete funzionale di trasporto pubblico attorno al Parco.
  • Centralità e vicinanza del Parco agli abitati (possibilità di svago di prossimità e di sviluppare filiere agroalimentari corte) e alle principali destinazioni turistiche (Locarno e Bellinzona).
  • Attorno al PdM si concentrano le filiere agroalimentari (LATI, FELA, CAGI, FOFT, …).
  • Presenza di centri di competenza: Stazione di ricerca agroscope (ACW), Centro sportivo nazionale della gioventù (CST), Fondazione Bolle di Magadino FBM, Azienda agraria cantonale di Mezzana (Demanio e Istituto agrario), Aeroporto cantonale.

Le minacce

  • Il carattere di paesaggio costruito avanza sia all’esterno sia all’interno del Parco (infrastrutture agricole).
  • Aumento della pressione diffusa dei fruitori a scopo di svago e di conseguenza dei conflitti d’uso con le funzioni agricole ed ecologiche.
  • Pressione crescente per attività non agricole in zona agricola: ciò porta alla diminuzione di territorio agricolo.
  • Aumento della pressione sulle aziende agricole del Parco per la perdita di terreni esterni al Parco (100 ha di SAU in zona edificabile).
  • Incertezze sul futuro della politica agricola cantonale, nazionale e internazionale (apertura e liberalizzazione dei mercati) con possibili effetti negativi sui redditi, sugli investimenti e una possibile diminuzione della diversità colturale.
  • Ulteriore degrado dei biotopi e della loro funzionalità ecologica. Aumento dell’effetto negativo dell’aeroporto sulle Bolle e sui terreni agricoli.
  • Pressione per coltivazioni giudicate conflittuali (vigneti).
  • Aumento della necessità di irrigazione (abbassamento della falda e cambiamenti climatici).
  • Immagine stereotipata del rapporto agricoltura-natura dovuta alla mancanza di conoscenza del valore naturalistico del paesaggio agricolo.

Le scelte strategiche di fondo

Il progetto del Parco è retto da alcune scelte strategiche di fondo, che, unitamente ai principi, alla visione e all’analisi SWOT, costituiscono le premesse per la formulazione degli obiettivi generali e specifici. Di seguito ecco le strategie:

S_1 Il Parco svolge un ruolo di difesa del territorio agricolo e naturalistico dalla crescente pressione legata a nuovi insediamenti e a nuove infrastrutture. Il suo confine è permeabile alle relazioni con l’esterno, ma costituisce un fronte che non può più essere superato per nuovi insediamenti o infrastrutture che non siano necessarie al Parco stesso98.

S_2 La qualità del paesaggio del Parco è da costruire nel tempo attraverso il sostegno e la promozione di tutte quelle attività che, direttamente o indirettamente, influenzano in modo positivo il territorio, la sua diversità e la sua ricchezza. Il Parco crea un valore aggiunte per la
regione nella quale si colloca.

S_3 Il Parco è un partner del settore agricolo, il cui carattere economico e imprenditoriale è pienamente rispettato. Il Parco offre agli agricoltori sostegno e possibilità di promuovere i prodotti coltivati con metodi che generano un valore aggiunto per la biodiversità. Il Parco offre inoltre occasioni per fornire prestazioni d’interesse pubblico nella manutenzione degli ambienti naturali.

S_4 L’importante funzione del Parco quale area di svago di prossimità della fascia urbana tra
Locarno e Bellinzona è da promuovere nel rispetto della realtà agricola e naturalistica. La conoscenza di tale realtà deve pertanto diventare uno degli elementi che caratterizza il legame tra il Parco ed i suoi frequentatori.

S_5 L’accesso al Parco è favorito con i trasporti pubblici, le biciclette oppure a piedi. Il Parco
non crea nuovi parcheggi e si appoggia, per coloro che utilizzeranno il mezzo privato, su quelli esistenti.

S_6 La mobilità all’interno del Parco va pianificata rispettando le esigenze degli agricoltori e di coloro che si spostano per esigenze o attività praticate nel Parco stesso (abitative, produttive, ecc.). Il traffico parassitario va disincentivato.

S_7 Attraverso il Parco l’evoluzione del territorio viene orientata verso obiettivi di qualità e di sostenibilità ambientale, con particolare attenzione alla gestione dei suoli e delle acque.

S_8 Il patrimonio naturalistico viene conservato e arricchito, tutelando e promovendo le componenti naturali e i processi ecologici sia nelle zone protette sia nel territorio agricolo (agroecosistema). Dove possibile vengono ripristinate le dinamiche di autoregolazione degli ambienti naturali, altrimenti si interviene con interventi di valorizzazione e di manutenzione.

S_9 Gli obiettivi del Parco sono da perseguire in modo particolarmente esemplare sulle proprietà pubbliche, che costituiscono il 44% del Parco stesso.

S_10 Il Parco è un nuovo soggetto territoriale che deve sviluppare sinergie positive con tutti gli attori istituzionali (Comuni, Cantone, Patriziati), con le associazioni, con gli Enti turistici, con i gruppi di interesse ecc. Il Parco deve inoltre approfittare della presenza di centri di competenza che si trovano al suo interno (es. Stazione di ricerca federale di Cadenazzo) oppure all’esterno (Centro sportivo di Tenero).

L’Ente Parco

L’Ente Parco è responsabile dell’attuazione del PUC, della messa in atto delle misure per raggiungere gli obiettivi con il coinvolgimento e la collaborazione di altri enti pubblici e privati, del monitoraggio territoriale e della ricerca di finanziamenti complementari a quelli che saranno concessi con crediti-quadro.

L’Ente Parco deve rappresentare con equilibrio gli interessi degli attori principali e farsi garante dei contenuti e degli obiettivi del Parco. Deve svolgere il proprio ruolo tramite il dialogo senza sovrapporsi ai Comuni e al Cantone, costruendo relazioni verso l’interno (chi vive il Parco) e l’esterno (Cantone, Comuni, Consorzi). Non da ultimo deve possedere una forte capacità operativa.

Lo statuto giuridico dell’Ente è quello della Fondazione, avente quali membri (17) gli enti e le associazioni rappresentati nella Conduzione politica del progetto.

Accanto al Consiglio di fondazione, che à in particolare il compito di approvare i programmi di lavoro annuali nonché preventivi e consuntivi, è operativo un Comitato ristretto di 5 membri del Consiglio di fondazione col ruolo di struttura professionale permanente, in grado di muoversi in modo rapido e flessibile sul fronte operativo entro i limiti fissati dal PUC, dal messaggio del Consiglio di Stato e dal rapporto del Gran Consiglio sul credito quadro nonché dai programmi di lavoro e dai preventivi annuali.

Composizione

Gli attori rappresentati nel Consiglio di Fondazione sono quelli già presenti nella Conduzione politica istituita in fase progettuale, con un aumento del numero di rappresentanti da 15 a 17 per permettere agli enti cantonale e locali che finanziano il progetto di avere un rappresentante supplementare.

  • 2 membri per il Cantone Ticino;
  • 7 membri per i 14 Comuni toccati direttamente;
  • 1 membro per il Consorzio correzione del fiume Ticino;
  • 2 membri per gli Enti Regionali per lo Sviluppo (ERS) del Locarnese e Vallemaggia e del Bellinzonese e Valli;
  • 2 membri per gli Enti turistici della destinazione Lago Maggiore e di Bellinzona;
  • 2 membri per le Associazioni degli agricoltori (attualmente l’Unione Contadini Ticinesi e l’Associazione delle aziende che partecipano al progetto di interconnessione ecologica);
  • 1 membro per le Associazioni di protezione ambientale (WWF, Pro Natura, ecc.).

Il comitato

Il comitato operativo di 5 membri è attualmente composto da:

  • Giacomo Zanini (presidente)
    Ulrico Feitknecht (vice presidente)
    Lorenzo Besomi
    Francesco Maggi
    Giovanni Monotti

Attività del primo anno

La Fondazione, creata a fine 2016, è stata formalmente costituita con la ratifica da parte del Consiglio di Fondazione l’11 maggio 2017, in occasione della sua prima riunione. Il Consiglio ha pure provveduto alla nomina del Comitato, del Presidente e del Vice Presidente, definendo al contempo il regolamento interno.

Il nocciolo operativo della Fondazione ha dunque iniziato a lavorare ponendosi quale primo imprescindibile obiettivo, la realizzazione di quanto necessario per permettere all’Ente Parco di cominciare la sua attività al più presto, assumendo il personale, organizzando la sede, impostando la comunicazione e cercando, pur difettando di una struttura professionale organizzata, di attuare alcune delle molteplici misure previste dal PUC. Parallelamente sono stati avviati alcuni contatti con enti e associazioni presenti all’interno del comprensorio del Parco.

L’organizzazione e la gestione dei concorsi per la direzione e per il personale amministrativo hanno richiesto molto tempo, nonché un considerevole impegno da parte del comitato e di alcuni membri del Consiglio di fondazione (Natasha Caccia, Claudio Cattori e Mauro Damiani) che hanno preso parte alle selezioni dei candidati. I concorsi, infatti, hanno avuto un numero importante di partecipanti: una sessantina per la direzione e ben 250 per il settore amministrativo.

Il PUC ha individuato la sede del Parco presso il Demanio agricolo cantonale a Gudo, ma considerato lo stato degli stabili e l’utilizzo attuale il Comitato si è subito reso conto che non è ipotizzabile un loro impiego a corto termine, in quanto necessitano di importanti interventi strutturali e di una messa in sicurezza. Al fine di valutare le possibili strade da percorrere il Comitato ha quindi incontrato una rappresentanza della CAT.
Per dar un tetto alla Fondazione, il Comitato si è prodigato alla ricerca di una soluzione transitoria, individuata presso lo stabile Civico di Gudo; ciò è stato possibile grazie alla sottoscrizione di un impegno con il Comune di Bellinzona per l’affitto dei locali e con l’Ente multiservizi di Bellinzona (AMB), fornitore dei necessari servizi infrastrutturali (telefonia, Internet, informatica).

Il Comitato, al di là della scelta del nome di dominio (parcodelpianodimagadino.ch), già attivo e utilizzato per la comunicazione tramite email, si è prodigato affinché il Parco del Piano di Magadino godesse della giusta visibilità sul territorio e cominciasse a guadagnare il suo spazio nell’opinione pubblica. In tal senso, oltre alle già menzionate bandiere durante gli eventi, è stato lanciato il progetto per l’impostazione della comunicazione del Parco che nei prossimi mesi sarà oggetto di uno specifico concorso (responsabile Marco Nobile).

L’attuazione di alcune misure previste dal PUC è finora stata condizionata dall’assenza di una struttura professionale, malgrado ciò il Comitato è però riuscito ad attivarne alcune:

  • risanamento di alcuni biotopi;
  • finanziamento del progetto d’interconnessione e qualità del paesaggio;
  • presenza durante la manifestazione Slow Up con la posa di bandiere lungo il percorso;
  • aggiornamento elenco terreni agricoli utilizzati per altri scopi;
  • supporto finanziario alla Festa del Mag (presenza di bandiere);
  • Bike Sharing sul Piano di Magadino: è stata individuata la possibilità di collaborare con i progetti di Locarno e Bellinzona.

Le slide della presentazione

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